Assemblea – Salario europeo, reddito incondizionato, mutualismo urbano, diritto alla casa

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Testo di lancio

sINTESI

Crisi sociale, salari fermi, welfare in disfacimento. La lotta di classe torna centrale nelle città e nei territori come nuovi terminali politici. Salario, lavoro, casa, reddito e auto-governo sono parte della stessa lotta.

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dESCRIZIONE

Il quadro economico e sociale del paese è pessimo: salari inchiodati, pensioni ridicole, potere d’acquisto divorato dal carovita; povertà e precarietà endemiche; Il lavoro messo costantemente in discussione dalla miopia bellicista della politica e dalla fame di profitto delle grandi multinazionali; Trovare casa, una contesa impari contro la rendita immobiliare.
L’accesso a servizi e welfare pubblici, sempre più definanziati, è divenuto un labirinto senza fine; la sanità terreno di espropriazione e privatizzazione dove liste d’attesa e mercato selezionano perfino il diritto primario alla salute.

Intanto il governo sfratta, sgombera e reprime a suon di martellate, lacrimogeni, idranti. Non solo per ideologia, ma perché la restrizione di spazi democratici e la torsione autoritaria sono necessari oggi ai nuovi Re globali del capitalismo oligarchico per andare all’attacco delle condizioni materiali del lavoro vivo e della cooperazione sociale.
Nonostante la propaganda del Governo Meloni, nelle città e nei territori emerge con chiarezza la realtà sociale, tramite le battaglie quotidiane per il salario, il welfare, la casa e la difesa dei posti di lavoro dalla desertificazione industriale.

È il momento di fare di questa verità una base per organizzarsi all’altezza della sfida e uscire dalla crisi. Lotta di classe per il salario diretto e per il salario indiretto – a partire da casa e salute – devono procedere insieme, mentre pratiche di mutualismo e piattaforme urbane di welfare possono prefigurare alternative alle piattaforme estrattive, per strappare la ricchezza che produciamo dalle mani dei ricchi.

In questo senso le città e i territori diventano nuovi terminali di innovazione politica in cui convergono mobilitazioni e lotte, forme di auto-governo e mutualismo e sperimentazioni amministrative per strappare salario, battere la rendita immobiliare e promuovere una conversione ecologica alternativa a quella bellica e fossile.

È proprio per questo che le città e ciò che le rende vitali – spazi sociali e movimenti urbani, realtà sindacali e associative – sono sotto attacco del potere, nel tentativo di scalfire il radicamento territoriale e il potenziale di cambiamento di queste esperienze di lotta, politiche, solidali.

Di fronte alla guerra contro il lavoro vivo, il salario diretto e quello indiretto, rispondiamo esercitando il nostro diritto di resistenza per rafforzare la lotta di classe, con reti e piattaforme con-federate come pratica costituente per affermare il diritto a lavoro degno, reddito, welfare e diritti su scala europea.


Report finale

L’assemblea si colloca dentro il ragionamento sulla fase storica segnata da una trasformazione
profonda delle forme di comando politico ed economico. L’affermazione di assetti sempre più
autoritari, la normalizzazione della guerra come orizzonte di guerra civile globale e la restrizione
degli spazi democratici non siano fenomeni separati dalla crisi sociale, ma ne costituiscano una
dimensione strutturale. Guerra e autoritarismo avanzano insieme a sfruttamento ed
impoverimento.

I soggetti che agiscono queste dinamiche politiche sono gli stessi che traggono profitto dal modello
oligarchico oggi dominante: governi, apparati statali, grandi gruppi industriali e finanziari, fondi
speculativi, piattaforme tecnologiche ed estrattive. Attori diversi, ma intrecciati, che condividono
interessi economici e strategie di accumulazione. La crisi sociale non è un effetto collaterale, ma
una condizione funzionale a questo modello autoritario, basato su difesa della proprietà,
sfruttamento e controllo sociale: comprimere salari, privatizzare servizi, mercificare casa e salute
significa rendere governabile una società impoverita e frammentata, mentre la guerra – interna ed
esterna – diventa strumento di disciplinamento e di rilancio dei profitti.

In questo scenario, le città appaiono come i luoghi in cui queste dinamiche si rendono più visibili e
materiali. È qui che si intrecciano attacco alle condizioni di vita, concentrazione della ricchezza,
espulsione sociale e sperimentazione di dispositivi autoritari. Ma è anche dove emergono pratiche
di resistenza, di mutualismo e di organizzazione capaci di aprire contraddizioni reali. La lotta di
classe torna centrale
, non come slogan nostalgico, ma come necessità storica e materiale. Casa,
salario, reddito, welfare e salute sono campi di battaglia centrali e interconnessi, dimensioni
molteplici e convergenti di una stessa condizione materiale in cui il capitale esercita la sua
aggressività maggiore.

Per questo non basta sommare le esperienze: serve confederarle, per radicare le lotte in modo
trasversale e ricompositivo. È questo un punto politico centrale emerso dall’assemblea: la necessità
di non settorializzare gli ambiti di intervento. L’attacco che colpisce uno di questi terreni rafforza
l’attacco sugli altri; allo stesso modo, le lotte possono diventare efficaci solo se si tengono insieme.

La battaglia per il salario diretto resta un terreno decisivo, ma non può vincere se resta isolata. In
una fase di lavoro erosione inflattiva, povero strutturale, frammentazione delle filiere produttive,
deve intrecciarsi con la lotta per il salario indiretto. Senza questo, il salario viene immediatamente
riassorbito dall’aumento dei costi dell’abitare, dalla privatizzazione delle cure, dalla riduzione dei
servizi pubblici.

Allo stesso tempo, la lotta per la casa non può essere confinata al mero terreno abitativo. Deve
assumere come piano parallelo e convergente la battaglia sul lavoro e sul salario: contro il lavoro
povero e il sistema degli appalti, per il salario minimo legale e per forme di salario metropolitano
capaci di tenere conto del costo reale della vita nelle città. La questione abitativa si intreccia
direttamente con la difesa del lavoro dalla riconversione bellica e fossile delle filiere produttive,
che produce desertificazione industriale, precarizzazione e dipendenza dalla rendita urbana.

Sul terreno della salute e del welfare, l’assemblea ha ribadito con forza che va interpretata come
una questione di classe. La crisi della sanità pubblica, l’allungamento delle liste di attesa, la
privatizzazione strisciante delle cure non colpiscono in modo neutro, ma si scaricano soprattutto su
chi vive condizioni di impoverimento e precarietà. Casa e salario sono determinanti sociali
fondamentali del diritto alla salute: senza stabilità abitativa e reddito adeguato, l’accesso alle cure
diventa selettivo. Per questo le battaglie sulla salute devono allearsi strutturalmente con le lotte
per il salario e per la casa, in un quadro in cui il servizio sanitario pubblico arretra e viene
progressivamente smantellato.

Il nesso casa–salario–salute e città restituisce dunque una dinamica comune: impoverimento
materiale e sociale
, prodotto da scelte politiche precise e da interessi economici concentrati.

Sul fronte dell’abitare, la rendita sta diventando sempre più aggressiva nelle città e nelle aree
metropolitane, colpendo anche chi ha un lavoro stabile e reddito medio. La turistificazione di
massa, gli studentati di lusso e le grandi operazioni immobiliari accelerano l’espulsione sociale. Le
città si trasformano in asset finanziari, governate da nuovi padroni delle città: famiglie rentier,
fondi immobiliari speculativi e piattaforme globali di affitti brevi. L’abitare diventa così uno
strumento di selezione di classe e disciplinamento della forza lavoro. È urgente riappropriarsi del
diritto alla casa come diritto angolare, sottraendolo alla logica del mercato. È necessario rafforzare
la resistenza agli sfratti e imporre un Piano Casa per colpire la rendita, recuperare patrimonio,
rilanciare l’edilizia pubblica, regolamentare gli affitti brevi e fermare la speculazione, come
proposto anche dalla Rete municipalista per il diritto alla casa. In questo contesto si inseriscono
anche le riflessioni sulle Agenzie civiche per l’abitare e sugli strumenti pubblici di garanzia costruiti
dal basso per migliorare l’accesso alla casa.

Sul piano del lavoro, l’assemblea ha evidenziato l’importanza di rafforzare le battaglie per
difendere il salario dall’erosione del potere d’acquisto. È necessario affrontare questa questione
in modo strutturale: contrastare i contratti poveri e rilanciare il salario minimo legale a livello
nazionale ed europeo, insieme a campagne per il salario minimo urbano, partendo da esigere
standard minimi per il lavoro esternalizzato negli enti pubblici. È fondamentale colpire i
meccanismi di profitto negli appalti e combattere la precarietà strutturale in una prospettiva
ricompositiva lungo le filiere produttive. Opporsi alla riconversione bellica e fossile è cruciale per
garantire che la difesa dell’occupazione dalla desertificazione industriale non si riduca ad una
logica corporativa, permettendo di riconquistare il potere decisionale su cosa e come si produce,
riducendo il potere dei kings nelle economie urbane e nei siti produttivi.

Il diritto al reddito di base è stato affrontato come strumento di redistribuzione della ricchezza e
riequilibrio dei rapporti di forza
, non come assistenza. In un contesto in cui il tempo di vita è
sempre più messo a valore, il reddito è leva per costruire autonomia materiale e sottrarre tempo al
ricatto. Va rilanciata dunque una battaglia per misure di reddito monetario di base a livello
continentale, anche attraverso la I.C.E. (legge iniziativa popolare) a livello europeo.

Il focus per la salute, come un concetto ampio e stratificato, è sull’accesso reale alle cure, sul
contrasto ai tagli e alle privatizzazioni. L’obiettivo è ricostruire dal basso un diritto universale alla
salute, sottraendolo alle logiche di mercato e alle gerarchie istituzionali. Con la proposta di
costruzione di una rete di operatori della sanità, cliniche sociali e ambulatori popolari si mette in
comune
quello che ogni giorno il sistema rimuove: attese e rinunce alle cure incompatibili con la
vita delle persone costrette a scegliere tra salute e reddito. Questo “materiale politico” può trovare
un punto di caduta in una campagna sulle liste d’attesa. Che è un vero dispositivo politico per
spingere le persone fuori dal pubblico e alimentare i nuovi re della sanità: cliniche private, fondi,
assicurazioni, intermediari del bisogno.

Se questi sono i principali ambiti di intervento, il mutualismo urbano emerge trasversalmente
come pratica centrale che smette di essere mera risposta emergenziale diventando dispositivo
conflittuale
. La messa in rete apre a forme di potenziamento come la creazione di cassa di mutuo
soccorso nazionale che può generare anche forme di economia sociale autofinanziate. Spazi sociali,
ambulatori popolari, sportelli casa, reti di cura, pratiche di redistribuzione del reddito indiretto
sono d’altronde infrastrutture politiche che, se confederate, possono produrre potere sociale
stabile e radicato, vere e proprie nuove istituzioni dell’autogoverno nei territori, capaci di imporre
priorità politiche e di aprire contraddizioni; fondamentali motori generativi di innovazioni politiche
anche sul piano amministrativo
e delle politiche municipaliste.

Così può prendere forma l’idea di un confederalismo democratico urbano: non una sommatoria di
esperienze, ma una rete politica capace di tenere insieme autonomia territoriale e forza collettiva,
conflitto e proposta, mutualismo e capacità di incidere a livello decisionale in una relazione
produttiva, inventiva con le istituzioni locali che altrimenti rischiano lo svuotamento di potere
dall’alto.

Città e territori come terminali decisivi di innovazione politica e luoghi da cui costruire una
dimensione europea del conflitto. L’Europa infatti, così com’è, è un dispositivo centrale di
austerità, precarietà e guerra. Ma proprio per questo è anche spazio di contesa. Confederare città
e far convergere le varie dimensioni della lotta di classe a livello europeo
diventano gli elementi
decisivi per costruire un’orizzonte oltre la dimensione nazionale, sicuramente insufficiente e
spesso ostile in quanto terreno favorevole ai sovranismi, capace di contrastare il modello
oligarchico dei nuovi Re che oggi impone crisi sociale, guerra e autoritarismo e di costruire
un’alternativa sociale e democratica.

Le domande che affrontate da questa assemblea – come costruire queste piattaforme dal basso,
individuare controparti precise e tradurre la resistenza locale in campagne convergenti?
quali forme di autogoverno e confederazione possono oggi produrre redistribuzione reale e
conflitto efficace? – restano aperte e sono le indicazioni per un percorso comune da sviluppare su
un doppio binario: locale come spazi di sperimentazione della contesa, della convergenza e
del’immaginazione, ma dall’altro anche transurbano e transnazionale, confederato, partendo da
campagne ed azioni comuni. Per iniziare a costruire questa prospettiva è emerso un primo
calendario di mobilitazioni che guardando sempre oltre i confini nazionali:

 attraversare le mobilitazioni transfemminista dell’8 e 9 marzo con NUDM e del 1 maggio
di lotta transnazionale che dagli USA attraversi l’Europa per un salario e un reddito
incondizionato europei

 mobilitazione europea per il diritto all’abitare Housing Action Days lanciata dalla
European Action Coalition nella settimana dal 23 al 29 marzo in forte sinergia con la grande
mobilitazione Togheter:No Kings! del 28 Marzo

 incontro nazionale degli ambulatori popolari 17 maggio a Reggio Emilia

 incontro nazionale Social Forum Abitare dal 4 al 6 giugno a Roma // European Action
Coalition meeting (giugno e settembre, luoghi in definizione)