Sintesi: Crisi sociale, salari fermi, welfare in disfacimento. La lotta di classe torna centrale nelle città come nuovi terminali politici. Salario, lavoro, casa, reddito e auto-governo sono parte della stessa lotta.
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Descrizione: Lo stato di salute economica e sociale del paese è pessimo. Salari inchiodati, pensioni ridicole. Potere d’acquisto divorato dal carovita, povertà endemica. Il lavoro messo costantemente in discussione dalla miopia bellicista della politica e dalla fame di profitto delle grandi multinazionali. Cassa integrazione alle stelle, precarietà permanente. Trovare casa una contesa impari contro la rendita immobiliare. L’accesso alla sanità e ai servizi pubblici, sempre più definanziati, è un labirinto senza fine. Intanto il governo sfratta, sgombera e reprime a suon di martellate, lacrimogeni, idranti. Non solo per ideologia, ma perché la restrizione di spazi democratici e la torsione autoritaria sono necessari oggi ai nuovi Re globali del capitalismo oligarchico per andare all’attacco alle condizioni materiali del lavoro vivo e della cooperazione sociale. Nonostante la propaganda meloniana, nelle città e nei territori emerge con chiarezza la realtà sociale, tramite le battaglie quotidiane per il salario, il welfare, la casa e la difesa dei posti di lavoro dalla desertificazione industriale. È il momento di fare di questa verità una base per organizzarsi all’altezza della sfida e uscire dalla crisi. Lotta di classe per il salario diretto e per il salario indiretto devono procedere insieme, mentre pratiche di mutualismo e piattaforme urbane di welfare possono prefigurare alternative alle piattaforme estrattive, per strappare la ricchezza che produciamo dalle mani dei ricchi. In questo senso le città diventano nuovi terminali di innovazione politica in cui convergono mobilitazioni e lotte, forme di auto-governo e mutualismo e sperimentazioni amministrative per strappare salario, battere la rendita immobiliare e promuovere una conversione ecologica alternativa a quella bellica e fossile. È proprio per questo che le città e ciò che le rende vitali – spazi sociali e movimenti urbani, realtà sindacali e associative – sono sotto attacco del potere, nel tentativo di scalfire il radicamento territoriale e il potenziale di cambiamento di queste esperienze di lotta, politiche, solidali. Di fronte alla guerra contro il lavoro vivo, il salario diretto e quello indiretto, rispondiamo esercitando il nostro diritto di resistenza per rafforzare la lotta di classe, con reti e piattaforme con-federate come pratica costituente per affermare il diritto a un lavoro degno, reddito, welfare, diritti su scala europea.

