sINTESI
DL Sicurezza, campagne per il diritto di protesta, nuove norme autoritarie e attacco alle città che non si allineano al Governo Meloni: il piano repressivo pensato con il DL Sicurezza inizia a farsi realtà mentre la democrazia liberale è sotto pressione strutturale. Affermando diritti, libertà e auto-tutela è tempo di inventare nuove strade insieme.
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dESCRIZIONE
Un confronto aperto sulle forme dell’autoritarismo emergente: dal DL Sicurezza alle limitazioni del diritto di protesta, dagli arresti preventivi alla delegittimazione del movimento di solidarietà per la Palestina, dagli atti di censura del Governo Meloni in Rai all’attacco alla libertà d’informazione.
Ma tali misure e il DL Sicurezza, che da manifesto ideologico del Governo è diventato realtà, sono solo un tassello del più ampio progetto autoritario: vi si aggiungono il decreto Rave, quello Caivano, l’applicazione delle Zone Rosse, l’equiparazione di antisionismo e antisemitismo, l’ingerenza in scuole e università, la riforma Nordio che mina l’autonomia della magistratura.
E c’è di più, qualcosa che possiamo descrivere come il salto di qualità nella torsione autoritaria: gli sgomberi degli spazi sociali e l’attacco alle città che non si allineano al progetto di società del Governo Meloni; attacco che avviene tramite dei veri e propri commissariamenti dei governi cittadini.
Lo abbiamo visto a Milano con il Leoncavallo, a Bologna per la partita di basket con il Maccabi Tel Aviv, a Torino nei confronti dell’Askatasuna e ancora a Roma contro SpinTime.
È infatti laddove si creano le condizioni per una cooperazione libera e conflittuale che si concentrano l’opposizione e l’alternativa alle destre globali e dove si sperimentano forme di partecipazione dal basso e democrazia diretta; ed è qui, di conseguenza, che il Governo nazionale fa sul serio per aumentare ad ogni costo il suo potere.
È questo, allora, il momento di ragionare sulle conseguenze politiche e materiali di questa svolta, e sulle ipotesi di superamento della democrazia liberale nella crisi contemporanea.
Diventa urgente costruire convergenze su nuove pratiche di resistenza e rafforzare reti larghe di auto-tutela che includano giuristi, associazioni, legali, giornalisti, reporter e mediattivisti in diretta connessione con i movimenti sociali e con chiunque si batta contro l’autoritarismo e per nuove forme di democrazia diretta.

