sINTESI
Contro guerra, riarmo e militarizzazione, è urgente moltiplicare e organizzare la resistenza. Difendere risorse sociali, fermare l’economia di guerra e costruire un’alternativa fondata su un nuovo diritto internazionale, disarmo, ecologia e diplomazia dal basso.
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dESCRIZIONE
Stretta fra Trump e Putin, l’Europa ha scelto la guerra.
“La pace è finita”, ci dicono i vertici dell’UE e“Se vuoi la pace prepara la guerra” è diventato il mantra delle istituzioni europee.
E alla guerra ci stanno portando davvero. Con un gigantesco piano di riarmo che sottrae risorse alle spese sociali e ambientali. Con la riconversione bellica dell’economia che porta enormi profitti alle aziende e distrugge lavoro e natura.
Con la militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, della conoscenza, del sapere, della ricerca, della scuola e dell’università. Con il ritorno della leva militare. Con il ritorno al patriottismo, che chiede omologazione e obbedienza, con la censura e la caccia al nemico interno e l’uso della informazione per la propaganda bellica.
Ci vogliono convincere che soccombere o combattere in armi sia l’unica alternativa possibile.
Ma noi sappiamo che esiste una alternativa: si chiama applicazione del diritto internazionale, sicurezza comune e non armata, diplomazia e disarmo, riconversione ecologica e sociale, diplomazia dei popoli dal basso. E sentiamo l’urgenza di moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio ovunque: nelle scuole e nelle università, nei territori e nelle comunità, nei luoghi di lavoro. Di fare rete a livello locale, nazionale, europeo e globale. Di contaminare e innovare pensieri, visioni, forme di lotta, innestando fra loro le culture pacifiste, anti-coloniali, ecologiche, femministe, anti-sistema. Di convergere. Di inceppare la macchina della guerra con la partecipazione e l’azione popolare e diffusa.
La Global Sumud Flotilla ci ha dimostrato che è possibile, che si può rompere la gabbia della frustrazione impotente e far pesare la forza dei popoli. E sta a ciascuno e ciascuna sentire la responsabilità, ovunque siamo, di agire per costruire un movimento contro la guerra all’altezza del pericolo che abbiamo di fronte.

