Sintesi: L’Europa è terra di contesa, ma può tornare a essere spazio di resistenza. Oltre la democrazia liberale, oltre i nazionalismi: verso un’Europa delle autonomie, delle città cosmopolite e ribelli, dei movimenti.
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Descrizione: L’Europa è una terra contesa tra nuovi re e nazionalismi. Una UE “potenza fra le potenze” e il ritorno ad un’Europa delle nazioni sono le opzioni che accompagnano anche il piano di riarmo nazionale firmato a livello europeo, con i grandi privati del settore come unici veri vincitori. L’orizzonte che si profila è quello di un continente unito nella militarizzazione e spartito tra sovranismi autoritari, sotto l’influenza imperiale di potenze politiche che non ci rappresentano; potenze che proclamano la pace, ma che in realtà negoziano la resa, con l’obiettivo principale di concentrare sempre più ricchezze nelle mani di pochi. In quanto terra contesa, l’Europa diventa un terreno di resistenza da cui ripartire per immaginare il modello europeo necessario a rispondere alla crisi: oltre la democrazia liberale, oltre il nazionalismo sovranista, oltre un capitalismo sempre più oligarchico.
Sentiamo il bisogno di aprire spazi di discussione iniziando a sciogliere quei nodi che, da troppo tempo, ci impediscono di pensare all’Europa come a un progetto politico che ci riguarda davvero. E quindi: da Kiev a Lisbona, da Helsinki a Tunisi, come si diserta la guerra senza accettare paci ingiuste? Cosa significa “diritto di difesa” e “sicurezza” in una chiave realmente comunitaria, in un mondo in cui il diritto internazionale sembra aver smesso di funzionare? E, oltre la guerra, come si può superare la questione dello Stato, declinato tanto nei singoli Stati-nazione quanto nell’Europa Superpotenza? Come sovvertire l’idea di un’integrazione che si è trasformata sempre più in un modello identitario, fondato su una concezione dell’Europa come spazio “bianco”, cristiano e civilizzatore? Come fare dell’Europa uno spazio in cui coloro che la abitano – o desiderano farlo – godano del diritto di cittadinanza e, con esso, di tutti i diritti fondamentali per avere una vita degna? Siamo così sicurx che l’Europa rappresenti l’espressione di un occidente puro e monolitico o piuttosto sia una terra di intersezione tra continenti, i cui confini possono trasformarsi in opportunità e in un bene comune? Come si costruisce una nuova idea di Europa, democraticamente confederata, a partire dalle autonomie e dalle forme di autogoverno, dalle città già cosmopolite e dai movimenti urbani che resistono alla pressione autoritaria e al continuo processo di espropriazione? E come si esce dalla crisi della democrazia liberale e del capitalismo finanziario, non rivendicando modelli ormai tramontati, ma avendo il coraggio di immaginare un sistema di produzione, consumo e convivenza radicalmente democratico, ecologico, femminista e di pace?
Non possiamo accontentarci di slogan per decidere da che parte stare: è un terreno complesso che richiede discussione, prospettiva e visione, non becero campismo. L’Europa e’ lo spazio in cui far convergere le nostre lotte: dall’abitare al reddito, dalla riappropriazione sociale dei beni comuni a una produzione che parta dalla tutela dell’ecosistema, dalla redistribuzione della ricchezza collettiva alla garanzia dei diritti, dal diritto al dissenso e alla democrazia partecipativa alla liberta’ di movimento. Un luogo da reinventare a partire dalle pratiche di conflitto, dove la resistenza diventa possibilità, e la possibilità si fa progetto comune.

