Tag: Sabato 24 H17:00

  • Assemblea – Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio

    –> Testo di lancio | Report finale <–

    Testo di lancio

    sINTESI

    Contro guerra, riarmo e militarizzazione, è urgente moltiplicare e organizzare la resistenza. Difendere risorse sociali, fermare l’economia di guerra e costruire un’alternativa fondata su un nuovo diritto internazionale, disarmo, ecologia e diplomazia dal basso.

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    dESCRIZIONE

    Stretta fra Trump e Putin, l’Europa ha scelto la guerra.
    “La pace è finita”, ci dicono i vertici dell’UE e“Se vuoi la pace prepara la guerra” è diventato il mantra delle istituzioni europee.

    E alla guerra ci stanno portando davvero. Con un gigantesco piano di riarmo che sottrae risorse alle spese sociali e ambientali. Con la riconversione bellica dell’economia che porta enormi profitti alle aziende e distrugge lavoro e natura.
    Con la militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, della conoscenza, del sapere, della ricerca, della scuola e dell’università. Con il ritorno della leva militare. Con il ritorno al patriottismo, che chiede omologazione e obbedienza, con la censura e la caccia al nemico interno e l’uso della informazione per la propaganda bellica.
    Ci vogliono convincere che soccombere o combattere in armi sia l’unica alternativa possibile.

    Ma noi sappiamo che esiste una alternativa: si chiama applicazione del diritto internazionale, sicurezza comune e non armata, diplomazia e disarmo, riconversione ecologica e sociale, diplomazia dei popoli dal basso. E sentiamo l’urgenza di moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio ovunque: nelle scuole e nelle università, nei territori e nelle comunità, nei luoghi di lavoro. Di fare rete a livello locale, nazionale, europeo e globale. Di contaminare e innovare pensieri, visioni, forme di lotta, innestando fra loro le culture pacifiste, anti-coloniali, ecologiche, femministe, anti-sistema. Di convergere. Di inceppare la macchina della guerra con la partecipazione e l’azione popolare e diffusa.

    La Global Sumud Flotilla ci ha dimostrato che è possibile, che si può rompere la gabbia della frustrazione impotente e far pesare la forza dei popoli. E sta a ciascuno e ciascuna sentire la responsabilità, ovunque siamo, di agire per costruire un movimento contro la guerra all’altezza del pericolo che abbiamo di fronte.


    Report finale

    Questo è quanto emerso dalle quasi 3 ore di discussione e 30 interventi ricchi di appuntamenti e proposte del tavolo 3.

    L’Europa ha scelto la guerra.

    “La pace è finita”, dicono i vertici dell’UE e “Se vuoi la pace prepara la guerra” è diventato il mantra delle istituzioni europee.

    Va preso atto che la rivoluzione la stanno agendo i Re.

    La parola pace viene ridefinita dai Board of Peace in un contesto come Gaza dopo gli accordi di Sharm el Sheik: pace non come obiettivo del diritto internazionale ma come brutale accordo sotto l’egida dei re, il diritto societario dei resort sulla striscia di Gaza

    Pace non come assenza di guerra ma come sottomissione totale alle economie.

    Pace come cancellazione del mondo che abbiamo conosciuto formalmente basato sul diritto internazionale attraverso l’ingentilimento

    della parola guerra, guerra umanitaria, peace keeping operation ecc…

    E alla guerra ci stanno portando davvero.

    Con un gigantesco piano di riarmo, 800 miliardi di impegno europeo, 76 provvedimenti di nuovi sistemi di arma per un impegno di spesa per l’Italia di 36 miliardi per quest’anno.

    L’Italia per accedere ai fondi SAFE può fare quegli scostamenti del bilancio che ci hanno detto di non poter fare per scuola, sanità, abitare, tutela e sicurezza del lavoro, riconversione e mobilità sostenibile.

    Il riarmo sottrae risorse alle spese sociali e ambientali e la Guerra tocca tantissimi scenari anche nei nostri contesti.

    Ci portano alla guerra con la militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, la riconversione bellica dell’economia che porta enormi profitti alle aziende e distrugge lavoro e natura, riconversione a cui ci stiamo opponendo in Italia da RWM in Sardegna ad Anagni, dai Portuali che bloccano le armi nei porti, con tutte le difficoltà pratiche e lavorative, agli studenti ed alle studentesse che si frappongono con i loro corpi e le loro menti, alla militarizzazione della conoscenza, del sapere, della ricerca, della scuola e dell’università.

    Ci portano alla guerra con il ritorno della leva militare.

    Dopo i sistemi d’armi ordinati dalla difesa italiana (droni, sommergibili, GPA) che già ci costano 12 miliardi e 700 milioni, si accede adesso alla componente umana della difesa

    Con il ritorno al patriottismo, che chiede omologazione e obbedienza, con la censura e la caccia al nemico interno e l’uso della informazione per la propaganda bellica.

    Ci vogliono convincere che soccombere o combattere in armi sia l’unica alternativa possibile

    Noi sappiamo che esiste una alternativa: si chiama applicazione del diritto internazionale, sicurezza comune e non armata, diplomazia e disarmo, riconversione ecologica e sociale, diplomazia dei popoli dal basso.

    La Global Sumud Flotilla ci ha dimostrato che è possibile, che si può rompere la gabbia della frustrazione impotente e far pesare la forza dei popoli.

    E sentiamo l’urgenza di moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio ovunque: nelle scuole e nelle università, nei territori e nelle comunità, nei luoghi di lavoro. Di fare rete a livello locale, nazionale, europeo e globale. Di contaminare e innovare pensieri, visioni, forme di lotta, innestando fra loro le culture pacifiste, anticoloniali, ecologiche, femministe, anti-sistema. Di convergere. Di inceppare la macchina della guerra con la partecipazione e l’azione popolare e diffusa.

    Sosteniamo lavoratori e lavoratrici, il sindacato, la CGIL che lavora incessantemente dentro il sindacato europeo, mantenendo con coerenza la linea contro il riarmo e per la riconversione

    Sta a ciascuno e ciascuna sentire la responsabilità, ovunque siamo, di agire per costruire un movimento contro la guerra all’altezza del pericolo che abbiamo di fronte, liberarsi dal ricatto dialettico e non accettare la semplificazione!

    Esistono delle campagne da sostenere:

    Campagna No teva per boicottaggio farmaci (con BDS)

    Tra giugno e settembre inizierà una nuova ECI sul reddito di base. Nel frattempo, invitiamo tutti a firmare la ECI per sospendere l’accordo di associazione UE-Israele.

    In 12 giorni hanno raccolto 361.000 firme Iniziativa dei cittadini europei – Dichiarazioni di sostegno: moduli per i singoli paesi

    Facciamo in modo che tanti enti locali firmare delibera per rifiuto collaborazione Israele e economie di guerra che sostiene.

    Proposte:

    • sciopero contro leva
    • 5 marzo in Germania: piano di riamo 900 miliardi si prepara a una manifestazione il 5 marzo, sciopero studentesco
    • Sciopero europeo contro le economie di guerra
    • 28 marzo come data per la manifestazione nazionale

    Proposta di data nazionale nella prima metà di marzo:

    • contro le complicità locali al genocidio in Palestina
    • contro la presenza militare e le basi come dispositivi organici alla guerra globale permanente
    • contro il riarmo e la riconversione bellica delle industrie

    La giornata serve ad iniziare a strutturare una cornice comune alle iniziative locali sul tema guerra.

    In merito alla cosiddetta “riforma dello strumento militare” annunciata dal Ministro Crosetto, tesa a coinvolgere anche le forze dell’opposizione in uno spirito di “unità nazionale per il riarmo, nella scrittura di una legge per il reclutamento di massa nelle forze armate si propone:

    1. di estendere la dichiarazione preventiva di “obiezione alla guerra” lanciata dal Movimento Nonviolento a tutti i ragazzi e le ragazze potenzialmente reclutabili nelle Forze Armate, ricordando come il valore dell’obiezione di coscienza sia stato riconosciuto da diverse sentenze della Corte Costituzionale come perfettamente coerente con l’art.52 della Costituzione (il sacro dovere di difendere la Patria)
    2. di promuovere, contestualmente allo sciopero studentesco in Germania previsto per il 5 marzo contro la coscrizione obbligatoria e le politiche di riarmo, mobilitazioni ed iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e nelle università italiane contro le politiche che vorrebbero trasformare le nuove generazioni in “carne da cannone” per le guerre che NATO e Ue stanno pianificando
    3. di sostenere la proposta di legge d’iniziativa popolare che sarà promossa nei prossimi mesi dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, su “un’altra difesa è possibile”, basata sulla difesa popolare civile nonviolenta, il disarmo, il rispetto dei diritti umani e   vere politiche di pace
    4. di prevedere nei giorni della celebrazione dell’80esimo anniversario della Repubblica e della Costituzione (tra il 30 maggio e il 2 di giugno) una giornata di mobilitazione nazionale le cui forme dovranno essere decise, a sostegno della Repubblica che ripudia la guerra e contro la parata militare con la quale si vorranno “occupare”, stravolgendone il contenuto, le celebrazioni dell’ottavo decennale della vittoria popolare nel referendum che cacciò la monarchia dei Savoia dall’Italia

    Dissenso politico di massa => campagna di obiezione di coscienza alla guerra.

    • Istituzionalizzazione difesa civile non armata e non violenta. Lettera ai capi gruppo di camera e senato per incontro urgente per testo unitario di revisione dello strumento nazionale cd “leva volontaria” che prepara ai piani di reclutamento. Conseguentemente: scuole, spazi frequentati da giovani invasi da militarizzazione e reclutamento. (vedi bambini su carri armati)

    Contro guerra, riarmo e militarizzazione, è urgente moltiplicare e organizzare la resistenza.

    C’è Necessità di resistere. Resistenza come primo atto di riappropriazione.

    Resistenza organizzazione del desiderio.

    Difendere risorse sociali, fermare l’economia di guerra e costruire un’alternativa fondata su un nuovo diritto internazionale, disarmo, ecologia e diplomazia dal basso.

    Insieme.

    Sono i corpi che bloccano stazioni e città.

    Sono i corpi che bloccano le guerre

  • Assemblea – Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale

    –> Testo di lancio | Report finale <–

    Testo di lancio

    sINTESI

    DL Sicurezza, campagne per il diritto di protesta, nuove norme autoritarie e attacco alle città che non si allineano al Governo Meloni: il piano repressivo pensato con il DL Sicurezza inizia a farsi realtà mentre la democrazia liberale è sotto pressione strutturale. Affermando diritti, libertà e auto-tutela è tempo di inventare nuove strade insieme.

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    dESCRIZIONE

    Un confronto aperto sulle forme dell’autoritarismo emergente: dal DL Sicurezza alle limitazioni del diritto di protesta, dagli arresti preventivi alla delegittimazione del movimento di solidarietà per la Palestina, dagli atti di censura del Governo Meloni in Rai all’attacco alla libertà d’informazione.

    Ma tali misure e il DL Sicurezza, che da manifesto ideologico del Governo è diventato realtà, sono solo un tassello del più ampio progetto autoritario: vi si aggiungono il decreto Rave, quello Caivano, l’applicazione delle Zone Rosse, l’equiparazione di antisionismo e antisemitismo, l’ingerenza in scuole e università, la riforma Nordio che mina l’autonomia della magistratura.

    E c’è di più, qualcosa che possiamo descrivere come il salto di qualità nella torsione autoritaria: gli sgomberi degli spazi sociali e l’attacco alle città che non si allineano al progetto di società del Governo Meloni; attacco che avviene tramite dei veri e propri commissariamenti dei governi cittadini.
    Lo abbiamo visto a Milano con il Leoncavallo, a Bologna per la partita di basket con il Maccabi Tel Aviv, a Torino nei confronti dell’Askatasuna e ancora a Roma contro SpinTime.

    È infatti laddove si creano le condizioni per una cooperazione libera e conflittuale che si concentrano l’opposizione e l’alternativa alle destre globali e dove si sperimentano forme di partecipazione dal basso e democrazia diretta; ed è qui, di conseguenza, che il Governo nazionale fa sul serio per aumentare ad ogni costo il suo potere.
    È questo, allora, il momento di ragionare sulle conseguenze politiche e materiali di questa svolta, e sulle ipotesi di superamento della democrazia liberale nella crisi contemporanea.

    Diventa urgente costruire convergenze su nuove pratiche di resistenza e rafforzare reti larghe di auto-tutela che includano giuristi, associazioni, legali, giornalisti, reporter e mediattivisti in diretta connessione con i movimenti sociali e con chiunque si batta contro l’autoritarismo e per nuove forme di democrazia diretta.


    Un anno e mezzo fa abbiamo dato vita a una convergenza con la rete a pieno regime, con l’obiettivo chiaro di opporsi al ddl sicurezza, e già avevamo individuato quella proposta come il manifesto ideologico di un governo autoritario, come preludio di uno Stato di polizia. Con le nuove alleanze costruite insieme a Stop Rearm Europe, che ci hanno portato a questa due giorni, continuiamo ad avanzare nella costruzione del mondo nuovo; la discussione di ieri, e della due giorni in generale, ha riconosciuto che, se i poteri autoritari – i re e le regine – intensificano l’attacco, si pongono paradossalmente (loro) come avamposti di una rivoluzione nera in un mondo che cambia ogni giorno; noi non possiamo essere da meno, non possiamo agire unicamente in difesa di una democrazia liberale che non è la soluzione, ma è parte del problema.

    Oggi, a differenza di un anno e mezzo fa, ci ritroviamo a vivere nel post-approvazione del ddl sicurezza – e abbiamo già dimostrato cosa vuol dire per noi: abbiamo occupato le autostrade e le stazioni in questo autunno per la Palestina – e oggi ci ritroviamo con decine e decine di compagn*, da Massa a Bologna a Torino, sotto accusa o ai domiciliari, mentre loro in quei giorni hanno svuotato piogge di lacrimogeni su manifestanti e mutilato ragazze senza prestare soccorso – sostegno e solidarietà alla compagna Lince intervenuta ieri. Per noi questo non è il momento di farsi intimidire, ma di contrattaccare; ci troviamo davanti, e ne abbiamo ampiamente discusso ieri, a una imminente discussione del ddl Gasparri, davanti a spazi sociali sgomberati e minacce di sgombero, ingerenze su scuole, università e informazione; ci troviamo davanti a un pacchetto sicurezza che vuole istituzionalizzare le zone rosse e introdurre fermi preventivi di polizia, DASPO dalle piazze e immunità per le forze dell’ordine: riecheggia il modello dell’ICE di Trump. Abbiamo sostenuto a più riprese il chiaro tentativo di commissariamento da parte del governo all’interno dei territori, completamente in linea con quello che vediamo in America, che occupa e militarizza le strade terrorizzando le persone e giustiziandole godendo della piena immunità davanti alla legge.

    Questo avviene in un contesto più ampio: l’economia di guerra, il riarmo, la redistribuzione della ricchezza verso l’alto, la criminalizzazione di persone povere, migranti e dissidenti.

    A fronte di questo abbiamo detto anche, e lo abbiamo detto anche nella plenaria che ha preceduto il tavolo, che dalle città, dai territori, può partire la risposta, in maniera proporzionale e speculare a questa ricca e preziosa alleanza emersa oggi: “dalle Black Panthers ai sindaci”, abbiamo detto. E così questa convergenza deve garantire un cordone di tutela e attacco che veda sottobraccio le battaglie legali e del mondo dell’informazione, le associazioni e i centri sociali, le amministrazioni e i sindacati.

    I contributi del tavolo di ieri hanno restituito chiaramente che i territori non si sono arresi e non si arrenderanno: le zone rosse vengono delegittimate dai ricorsi nelle città come a Napoli, e non solo; il decreto legge sicurezza approvato viene smontato non solo perché continuiamo a occupare, continuiamo a fare i picchetti, ma anche da reti di avvocat* che pongono in essere contenziosi strategici puntando a neutralizzarne gli effetti.

    Siamo in uno scontro aperto, governo nazionale contro città, e dobbiamo assumercelo; siamo in un contesto internazionale che ha mostrato la crisi e l’inefficacia della democrazia liberale e, all’interno di questa lettura, cerchiamo strumenti nuovi di difesa, di lotta e anche di proposte di nuovi modelli rivoluzionari che superino gli schemi del passato contro i re e le loro guerre.

    È a nostro dire importante lasciarci alle spalle i pedigree della purezza e della gara alla radicalità: l’attacco della controparte è spregiudicato e netto; non possiamo esimerci, dunque, dal ricercare alleanza con soggettività – più o meno – organizzate. Dobbiamo affrontare l’urgenza di intercettare quei soggetti ai quali solitamente non arriviamo, chiarendo che è fondamentale spingere tutte e tutti ad assumersi l’agenda, le pratiche, le rivendicazioni di centri sociali, movimenti e realtà di base.

    E a partire da questo mettiamo in fila delle proposte che puntano a strutturare e strategizzare.

    Sul piano dell’informazione: modelli di convergenza operativi di scambio e condivisione, come tavoli permanenti specifici per difendere l’informazione libera; coordinare gli uffici stampa di tutte le realtà per un lavoro parallelo sull’informazione.
    Sul piano legale: dotarci di mappature sugli abusi di potere nelle piazze, di hub di protezione.
    Per le città: accogliere le prossime date come parte dell’agenda che andremo a costruire, come anche immaginarne di altre di mobilitazione diffusa nei territori, verso un momento di caduta enorme il 28 marzo, che sprigioni la nostra primavera contro i re e le loro guerre.
    Il 31 gennaio a Torino per Askatasuna e non solo.
    Il 14 febbraio a Napoli al corteo regionale per la difesa dei 6 spazi occupati con minaccia di sgombero.
    Il 21 febbraio a Roma per la manifestazione antifascista per Valerio Verbano.

    Perché sappiamo che, come si diceva ieri, se perdono gli spazi sociali perdiamo tutte, se perde il Rojava perdiamo tutte, se perde la GKN perdiamo tutte; e a partire dal riconoscere l’intersezione che lega queste lotte chiudiamo parafrasando una frase di Calvino citata dal compagno di Napoli: organizziamo le lotte e diamo forma alle città che si oppongono al deserto.

  • Assemblea – Salario europeo, reddito incondizionato, mutualismo urbano, diritto alla casa

    –> Testo di lancio | Report finale <–

    Testo di lancio

    sINTESI

    Crisi sociale, salari fermi, welfare in disfacimento. La lotta di classe torna centrale nelle città e nei territori come nuovi terminali politici. Salario, lavoro, casa, reddito e auto-governo sono parte della stessa lotta.

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    dESCRIZIONE

    Il quadro economico e sociale del paese è pessimo: salari inchiodati, pensioni ridicole, potere d’acquisto divorato dal carovita; povertà e precarietà endemiche; Il lavoro messo costantemente in discussione dalla miopia bellicista della politica e dalla fame di profitto delle grandi multinazionali; Trovare casa, una contesa impari contro la rendita immobiliare.
    L’accesso a servizi e welfare pubblici, sempre più definanziati, è divenuto un labirinto senza fine; la sanità terreno di espropriazione e privatizzazione dove liste d’attesa e mercato selezionano perfino il diritto primario alla salute.

    Intanto il governo sfratta, sgombera e reprime a suon di martellate, lacrimogeni, idranti. Non solo per ideologia, ma perché la restrizione di spazi democratici e la torsione autoritaria sono necessari oggi ai nuovi Re globali del capitalismo oligarchico per andare all’attacco delle condizioni materiali del lavoro vivo e della cooperazione sociale.
    Nonostante la propaganda del Governo Meloni, nelle città e nei territori emerge con chiarezza la realtà sociale, tramite le battaglie quotidiane per il salario, il welfare, la casa e la difesa dei posti di lavoro dalla desertificazione industriale.

    È il momento di fare di questa verità una base per organizzarsi all’altezza della sfida e uscire dalla crisi. Lotta di classe per il salario diretto e per il salario indiretto – a partire da casa e salute – devono procedere insieme, mentre pratiche di mutualismo e piattaforme urbane di welfare possono prefigurare alternative alle piattaforme estrattive, per strappare la ricchezza che produciamo dalle mani dei ricchi.

    In questo senso le città e i territori diventano nuovi terminali di innovazione politica in cui convergono mobilitazioni e lotte, forme di auto-governo e mutualismo e sperimentazioni amministrative per strappare salario, battere la rendita immobiliare e promuovere una conversione ecologica alternativa a quella bellica e fossile.

    È proprio per questo che le città e ciò che le rende vitali – spazi sociali e movimenti urbani, realtà sindacali e associative – sono sotto attacco del potere, nel tentativo di scalfire il radicamento territoriale e il potenziale di cambiamento di queste esperienze di lotta, politiche, solidali.

    Di fronte alla guerra contro il lavoro vivo, il salario diretto e quello indiretto, rispondiamo esercitando il nostro diritto di resistenza per rafforzare la lotta di classe, con reti e piattaforme con-federate come pratica costituente per affermare il diritto a lavoro degno, reddito, welfare e diritti su scala europea.


    Report finale

    L’assemblea si colloca dentro il ragionamento sulla fase storica segnata da una trasformazione
    profonda delle forme di comando politico ed economico. L’affermazione di assetti sempre più
    autoritari, la normalizzazione della guerra come orizzonte di guerra civile globale e la restrizione
    degli spazi democratici non siano fenomeni separati dalla crisi sociale, ma ne costituiscano una
    dimensione strutturale. Guerra e autoritarismo avanzano insieme a sfruttamento ed
    impoverimento.

    I soggetti che agiscono queste dinamiche politiche sono gli stessi che traggono profitto dal modello
    oligarchico oggi dominante: governi, apparati statali, grandi gruppi industriali e finanziari, fondi
    speculativi, piattaforme tecnologiche ed estrattive. Attori diversi, ma intrecciati, che condividono
    interessi economici e strategie di accumulazione. La crisi sociale non è un effetto collaterale, ma
    una condizione funzionale a questo modello autoritario, basato su difesa della proprietà,
    sfruttamento e controllo sociale: comprimere salari, privatizzare servizi, mercificare casa e salute
    significa rendere governabile una società impoverita e frammentata, mentre la guerra – interna ed
    esterna – diventa strumento di disciplinamento e di rilancio dei profitti.

    In questo scenario, le città appaiono come i luoghi in cui queste dinamiche si rendono più visibili e
    materiali. È qui che si intrecciano attacco alle condizioni di vita, concentrazione della ricchezza,
    espulsione sociale e sperimentazione di dispositivi autoritari. Ma è anche dove emergono pratiche
    di resistenza, di mutualismo e di organizzazione capaci di aprire contraddizioni reali. La lotta di
    classe torna centrale
    , non come slogan nostalgico, ma come necessità storica e materiale. Casa,
    salario, reddito, welfare e salute sono campi di battaglia centrali e interconnessi, dimensioni
    molteplici e convergenti di una stessa condizione materiale in cui il capitale esercita la sua
    aggressività maggiore.

    Per questo non basta sommare le esperienze: serve confederarle, per radicare le lotte in modo
    trasversale e ricompositivo. È questo un punto politico centrale emerso dall’assemblea: la necessità
    di non settorializzare gli ambiti di intervento. L’attacco che colpisce uno di questi terreni rafforza
    l’attacco sugli altri; allo stesso modo, le lotte possono diventare efficaci solo se si tengono insieme.

    La battaglia per il salario diretto resta un terreno decisivo, ma non può vincere se resta isolata. In
    una fase di lavoro erosione inflattiva, povero strutturale, frammentazione delle filiere produttive,
    deve intrecciarsi con la lotta per il salario indiretto. Senza questo, il salario viene immediatamente
    riassorbito dall’aumento dei costi dell’abitare, dalla privatizzazione delle cure, dalla riduzione dei
    servizi pubblici.

    Allo stesso tempo, la lotta per la casa non può essere confinata al mero terreno abitativo. Deve
    assumere come piano parallelo e convergente la battaglia sul lavoro e sul salario: contro il lavoro
    povero e il sistema degli appalti, per il salario minimo legale e per forme di salario metropolitano
    capaci di tenere conto del costo reale della vita nelle città. La questione abitativa si intreccia
    direttamente con la difesa del lavoro dalla riconversione bellica e fossile delle filiere produttive,
    che produce desertificazione industriale, precarizzazione e dipendenza dalla rendita urbana.

    Sul terreno della salute e del welfare, l’assemblea ha ribadito con forza che va interpretata come
    una questione di classe. La crisi della sanità pubblica, l’allungamento delle liste di attesa, la
    privatizzazione strisciante delle cure non colpiscono in modo neutro, ma si scaricano soprattutto su
    chi vive condizioni di impoverimento e precarietà. Casa e salario sono determinanti sociali
    fondamentali del diritto alla salute: senza stabilità abitativa e reddito adeguato, l’accesso alle cure
    diventa selettivo. Per questo le battaglie sulla salute devono allearsi strutturalmente con le lotte
    per il salario e per la casa, in un quadro in cui il servizio sanitario pubblico arretra e viene
    progressivamente smantellato.

    Il nesso casa–salario–salute e città restituisce dunque una dinamica comune: impoverimento
    materiale e sociale
    , prodotto da scelte politiche precise e da interessi economici concentrati.

    Sul fronte dell’abitare, la rendita sta diventando sempre più aggressiva nelle città e nelle aree
    metropolitane, colpendo anche chi ha un lavoro stabile e reddito medio. La turistificazione di
    massa, gli studentati di lusso e le grandi operazioni immobiliari accelerano l’espulsione sociale. Le
    città si trasformano in asset finanziari, governate da nuovi padroni delle città: famiglie rentier,
    fondi immobiliari speculativi e piattaforme globali di affitti brevi. L’abitare diventa così uno
    strumento di selezione di classe e disciplinamento della forza lavoro. È urgente riappropriarsi del
    diritto alla casa come diritto angolare, sottraendolo alla logica del mercato. È necessario rafforzare
    la resistenza agli sfratti e imporre un Piano Casa per colpire la rendita, recuperare patrimonio,
    rilanciare l’edilizia pubblica, regolamentare gli affitti brevi e fermare la speculazione, come
    proposto anche dalla Rete municipalista per il diritto alla casa. In questo contesto si inseriscono
    anche le riflessioni sulle Agenzie civiche per l’abitare e sugli strumenti pubblici di garanzia costruiti
    dal basso per migliorare l’accesso alla casa.

    Sul piano del lavoro, l’assemblea ha evidenziato l’importanza di rafforzare le battaglie per
    difendere il salario dall’erosione del potere d’acquisto. È necessario affrontare questa questione
    in modo strutturale: contrastare i contratti poveri e rilanciare il salario minimo legale a livello
    nazionale ed europeo, insieme a campagne per il salario minimo urbano, partendo da esigere
    standard minimi per il lavoro esternalizzato negli enti pubblici. È fondamentale colpire i
    meccanismi di profitto negli appalti e combattere la precarietà strutturale in una prospettiva
    ricompositiva lungo le filiere produttive. Opporsi alla riconversione bellica e fossile è cruciale per
    garantire che la difesa dell’occupazione dalla desertificazione industriale non si riduca ad una
    logica corporativa, permettendo di riconquistare il potere decisionale su cosa e come si produce,
    riducendo il potere dei kings nelle economie urbane e nei siti produttivi.

    Il diritto al reddito di base è stato affrontato come strumento di redistribuzione della ricchezza e
    riequilibrio dei rapporti di forza
    , non come assistenza. In un contesto in cui il tempo di vita è
    sempre più messo a valore, il reddito è leva per costruire autonomia materiale e sottrarre tempo al
    ricatto. Va rilanciata dunque una battaglia per misure di reddito monetario di base a livello
    continentale, anche attraverso la I.C.E. (legge iniziativa popolare) a livello europeo.

    Il focus per la salute, come un concetto ampio e stratificato, è sull’accesso reale alle cure, sul
    contrasto ai tagli e alle privatizzazioni. L’obiettivo è ricostruire dal basso un diritto universale alla
    salute, sottraendolo alle logiche di mercato e alle gerarchie istituzionali. Con la proposta di
    costruzione di una rete di operatori della sanità, cliniche sociali e ambulatori popolari si mette in
    comune
    quello che ogni giorno il sistema rimuove: attese e rinunce alle cure incompatibili con la
    vita delle persone costrette a scegliere tra salute e reddito. Questo “materiale politico” può trovare
    un punto di caduta in una campagna sulle liste d’attesa. Che è un vero dispositivo politico per
    spingere le persone fuori dal pubblico e alimentare i nuovi re della sanità: cliniche private, fondi,
    assicurazioni, intermediari del bisogno.

    Se questi sono i principali ambiti di intervento, il mutualismo urbano emerge trasversalmente
    come pratica centrale che smette di essere mera risposta emergenziale diventando dispositivo
    conflittuale
    . La messa in rete apre a forme di potenziamento come la creazione di cassa di mutuo
    soccorso nazionale che può generare anche forme di economia sociale autofinanziate. Spazi sociali,
    ambulatori popolari, sportelli casa, reti di cura, pratiche di redistribuzione del reddito indiretto
    sono d’altronde infrastrutture politiche che, se confederate, possono produrre potere sociale
    stabile e radicato, vere e proprie nuove istituzioni dell’autogoverno nei territori, capaci di imporre
    priorità politiche e di aprire contraddizioni; fondamentali motori generativi di innovazioni politiche
    anche sul piano amministrativo
    e delle politiche municipaliste.

    Così può prendere forma l’idea di un confederalismo democratico urbano: non una sommatoria di
    esperienze, ma una rete politica capace di tenere insieme autonomia territoriale e forza collettiva,
    conflitto e proposta, mutualismo e capacità di incidere a livello decisionale in una relazione
    produttiva, inventiva con le istituzioni locali che altrimenti rischiano lo svuotamento di potere
    dall’alto.

    Città e territori come terminali decisivi di innovazione politica e luoghi da cui costruire una
    dimensione europea del conflitto. L’Europa infatti, così com’è, è un dispositivo centrale di
    austerità, precarietà e guerra. Ma proprio per questo è anche spazio di contesa. Confederare città
    e far convergere le varie dimensioni della lotta di classe a livello europeo
    diventano gli elementi
    decisivi per costruire un’orizzonte oltre la dimensione nazionale, sicuramente insufficiente e
    spesso ostile in quanto terreno favorevole ai sovranismi, capace di contrastare il modello
    oligarchico dei nuovi Re che oggi impone crisi sociale, guerra e autoritarismo e di costruire
    un’alternativa sociale e democratica.

    Le domande che affrontate da questa assemblea – come costruire queste piattaforme dal basso,
    individuare controparti precise e tradurre la resistenza locale in campagne convergenti?
    quali forme di autogoverno e confederazione possono oggi produrre redistribuzione reale e
    conflitto efficace? – restano aperte e sono le indicazioni per un percorso comune da sviluppare su
    un doppio binario: locale come spazi di sperimentazione della contesa, della convergenza e
    del’immaginazione, ma dall’altro anche transurbano e transnazionale, confederato, partendo da
    campagne ed azioni comuni. Per iniziare a costruire questa prospettiva è emerso un primo
    calendario di mobilitazioni che guardando sempre oltre i confini nazionali:

     attraversare le mobilitazioni transfemminista dell’8 e 9 marzo con NUDM e del 1 maggio
    di lotta transnazionale che dagli USA attraversi l’Europa per un salario e un reddito
    incondizionato europei

     mobilitazione europea per il diritto all’abitare Housing Action Days lanciata dalla
    European Action Coalition nella settimana dal 23 al 29 marzo in forte sinergia con la grande
    mobilitazione Togheter:No Kings! del 28 Marzo

     incontro nazionale degli ambulatori popolari 17 maggio a Reggio Emilia

     incontro nazionale Social Forum Abitare dal 4 al 6 giugno a Roma // European Action
    Coalition meeting (giugno e settembre, luoghi in definizione)